La Nostra Storia

DESCRIZIONE

La prima foto ritrae il gruppo familiare dei Valeriani: in bella mostra Giuseppe, il capofamiglia, con il figlio Enrico, la moglie Michela, le nipoti Ilda e Elvira e, infine, il nipotino Francesco, il mio babbo.
Io sono quello che nel filmato che trovate sul sito si aggira barcollando tra le vigne con un bicchiere in mano (senza essere ubriaco) e parla dell’azienda con il tono di un Piero Angela di campagna.
Marta, l’ultima generazione, la trovate intenta a magnificare il potere quasi magico del nostro olio e del nostro vino cosparso in vario modo nell’epidermide di accondiscendenti modelli.

Tornando alle tradizioni Vi risparmio le notizie tratte dai libri di araldica che ci attribuiscono avi illustri come cardinali di Bonifacio VIII o prodi cavalieri di ritorno dalle Crociate per merito dei quali Palazzo Bandino, gia’ monastero Benedettino, una volta esauritesi le vocazioni fu dato alla mia famiglia.
Naturalmente tutto questo solletica il mio orgoglio, ma visto che non sono tanto sicuro che abbia una corrispondenza storica, non pretendo che anche Voi ci crediate.
Quello di cui sono certo sono i racconti di mio nonno Enrico che, davanti al caminetto alternava episodi della Sua infanzia, della grande guerra cui aveva partecipato e dei cavalli che avevano contrassegnato i periodi della Sua vita come capita a noi con i modelli delle auto.
Colonna sonora di questi racconti la voce della nonna Emma che con un tono sommesso intonava le melodie della sua gioventù…”Addio mia bella addio il reggimento tornerà…e se non tornassi anch’io sarebbe una viltà…”
La mia mamma, la Mirella, cercava di sdramattizzare scherzando su tutto e il nonno puntualmente si incavolava di brutto e diceva loro: “state zitte donne, sto citto deve sapè come vanno le cose, anzi preparategli la merenda col pane lo zucchero e una lacrima di vino rosso …che lui piscia al muro, unn’è mica come voi”.
Dal nonno volevo sapere tutto di Beppe, il suo babbo, che chiamavano “il matto dei Valeriani”, perchè era estroso, si faceva fare le cravatte a mano, teneva il pane nel cassetto del calessino avvolto in un panno inumidito dall’erba medica perchè non si indurisse, che aveva fama di essere un pò troppo interessato alle donne, cosa che faceva dire alla moglie michela: “Sto garofano, è così perche ste donne …so tutte (omissis) ma lui torna sempre a casa”. Gli dava del Voi , ma anche se Lui borbottava nessun povero o viandante che si fermava a casa nostra, detta casa grande, riprendeva il cammino senza aver mangiato e aver messo in sarga un pezzo di cacio e una fiaschetta di vino.

Beppe aveva un calessino leggero cui attaccava la Dora una cavalla baia strulla quanto lui, che non ammetteva che altri cavalli gli stessero avanti,era veloce come il vento e portava Beppe tra i primi al mercato del bestiame, dove il bisnonno faceva sempre ottimi affari , poi consegnava gli acquisti al figlio che appena arrivato con il barroccio tirato dalla lenta cavalla “Italia” e dal bifolco aveva appena il tempo di rifocillarsi un pò e riprendere la strada di Palazzo Bandino con le bestie al seguito da rimettere nella stalla.
Nel frattempo Beppe aveva concluso altri affari all’osteria in compagnia degli altri amici proprietari, pronto a ripartire con la Dora che già scalpitava tra le stanghe del calesse.
Mi diceva il babbo che uno dei ricordi più vivi della sua prima infanzia erano le grandi mani del nonno Beppe che lo prendevano per la giacchetta e lo mettevano sulla groppa alla Dora che furibonda per l’affronto fatto a lei che era una trottatrice, buttava gli orecchi indietro e faceva vibrare la pelle sulle sue coscine ignude ma restava immobile come una statua irretita dalla voce del nonno che le diceva: “stà bona, è un citto, quando è grosso va in groppa all’Italia”.
Ora smetto di raccontare perchè sono sicuro che Marta dice che sono prolisso ed anche un pò rincoglionito, tanto da non sapere che è twitter e non avere nemmeno un profilo su facebook, e che l’attenzione delle persone cala dopo istanti e che bisogna fare racconti-spot.
Io ho fatto Agraria, non mi hanno insegnato a fare gli spot, anzi mi ricordo che quando ad una interrogazione (eravamo 24 alla facolta’ a Perugia e il professore ci chiamava per nome) ad una domanda risposi iniziando con: “in poche parole”, il professore mi interruppe e disse: “no mettici tutte quelle che ci vogliono”.

Se non si era capito la mia passione sono i cavalli, il mio Rudy è ritratto in tutte le pose sul sito, e fare il vino. Se condividete una di queste passioni PB è quello che fa per Voi.
Se poi le condividete entrambe mi fate felice.
Vi aspetto e Vi prometto che visiteremo insieme uno degli angoli più belli di Toscana e al ritorno tireremo il collo ad una bottiglia che Vi farà capire perchè questa terra è famosa nel mondo.